Emiliano Toso – Mentre una stella muore, un uomo nasce

Da Vivere Naturale Magazine – Nutrire il benessere

 

Mentre una stella muore, un uomo nasce

Intervista a Emiliano Toso, Biologo Cellulare e Musicista Compositore (a 432 hz)

 

Come l’acqua scorre e ci rigenera, la musica può far vibrare le nostre cellule in modo da condurci verso una profonda trasformazione.

E come un veicolo di amore, Emiliano Toso suona melodie che entrano dentro e scorrono con dolcezza fin giù nel profondo più bello.

Un viaggio che stimola energie positive di trasformazione e di guarigione, che apre i canali e ci aiuta ad affrontare la vita con positività e creatività.

 

“Una delle cose che mi emoziona di più è che questa musica sia nata per caso e porti ogni persona che la ascolta a creare a suo modo qualcosa con le sue modalità. Sono meravigliato di quello che porta e delle vie che crea…ogni volta”.

 

La musica fa bene davvero?

Ci sono sempre più pubblicazioni scientifiche che dimostrano come la musica possa interagire con il nostro corpo modulando diverse funzioni cardiache e neurologiche che portano a meccanismi misurabili di riduzione dello stress; altri studi dimostrano come la musica possa interagire con la pressione sanguigna, il battito del cuore, la respirazione, l’elettroencefalogramma (EEG), la temperatura corporea e la risposta epidermica galvanica; ci sono studi che dimostrano l’effetto della musica sul sistema immunitario ed endocrino, oltre che sul miglioramento di stati di dolore, ansia, nausea, fatica e depressione.

Ci sono diverse caratteristiche che mettono in connessione le due parti del cervello, quella sinistra e quella destra. Con la musica generalmente si crea nel cielo, si viaggia in luoghi immaginari. Poi la musica finisce e il viaggio finisce. Questa musica porta dal cielo verso la terra la capacità di creare spazi concreti.

Viene utilizzata da reti di ostetriche, nei protocolli sanitari legati al parto, in diverse patologie, spesso in modo del tutto autonomo. Capita che io lo venga a sapere dopo anni”.

 

La tua musica è stata utilizzata anche a scopo terapeutico?

Il primo istituto a utilizzarla è stato il Marques a Barcellona che studia le tematiche legate alla fertilità e allo sviluppo embrionale. Poi all’Ospedale di Biella nei reparti di psichiatria, pediatria e neonatologia. Al San Raffaele di Milano nel reparto neonatologia/terapia intensiva. O in altri ospedali come il Bambin Gesù, il San Camillo e il Gemelli a Roma.

La cosa incredibile è che uno stesso brano viene utilizzato in luoghi diversi per aiutare le donne durante il parto a far nascere i bambini e per accompagnare le persone alla morte.

Molti mi chiedono che brano ascoltare per una determinata cosa e io rispondo sempre di scegliere quello che più si sente risonante con se stessi. Non c’è una regola.

Studi scientifici ci dicono che nel bambino che nasce e nell’anziano che muore vengono emessi dal corpo suoni simili. È molto bello che ci si possa sentire a casa in una situazione in cui vogliamo sentirci distaccati. Generalmente non vogliamo sapere come siamo nati né tantomeno come sia morire”.

 

Il ciclo della vita, il ritmo della vita, ci unisce tutti…

È molto importante il senso di unione. Una delle emozioni più frequenti in noi sono la paura e la separazione. Quando ci sentiamo separati, consiglio di fare una passeggiata in natura. Oggi viviamo nella cultura in cui essere separati nella separazione.

Con la medicina, con la scuola, con l’economia, con l’agricoltura, dobbiamo recuperare il senso di unione.

La separazione ci crea paura e non stiamo bene e Translational Music viene spesso utilizzata per recuperare questo senso di unione, di ritorno a casa.

Un altro aspetto che mi piace è l’avvicinarsi verso qualcosa che non si vede.

La musica è un ponte tra scienza ed emozioni, con la nostra parte più profonda.

CI hanno insegnato che lo scienziato debba essere per definizione ateo e slegato dalle emozioni. Noi biologi riusciamo a decifrare il DNA nei dettagli, così come i componenti e le funzioni più raffinate ma ci manca una parte che non riusciamo a misurare e a descrivere, anche se intuiamo che c’è. La musica ci aiuta a connetterci con quella parte delle emozioni, che ricoprono un ruolo fondamentale nella nostra vita”.

 

Parlando di unione viene subito in mente un’immagine circolare….

“C’è una certa similitudine con la circolarità anche in quanto avviene nel nostro organismo attraverso la rigenerazione cellulare.

Siamo una comunità di 50 mila miliardi di cellule e ne perdiamo circa un milione ogni giorno che dobbiamo quindi ricreare. Dopo poco tempo le nostre prime cellule non ci sono più e ne abbiamo altre. Ma allora ci viene da chiederci: cosa siamo?

Ogni volta che ci pensiamo sappiamo di essere un insieme biologico che utilizza gli elementi della natura per sopravvivere. Ognuno di noi ha ricevuto uno spartito alla nascita (il DNA) che non apparterrà più a nessun altro essere vivente.

Ogni 1.000.000 di cellule, che ricostruiamo grazie agli elementi nutritivi che la natura ci dà, viene generato seguendo questo spartito. Molti di questi elementi derivano da stelle morte miliardi di anni fa. Attraverso questo movimento circolare di nascita e morte siamo connessi con la terra e gli elementi che derivano dalle stelle morte milioni di anni fa.

Il movimento circolare è descritto da un punto di vista biochimico e mi piace così tanto pensare alla connessione tra la morte di una stella e la nascita della vita di un uomo.

Come gli sciamani che lavorano nella spiritualità creano movimenti circolari, così noi scienziati studiamo uno stesso movimento circolare dal punto di vista biochimico. E allora si crea un’unione anche tra discipline che fino a qualche anno fa sembrava impossibile unire: per la scienza era vietato parlare di spiritualità e viceversa.

La scienza, così come l’arte, la musica e la spiritualità cominciano a comunicare.

La scienza da sola è orfana della parte artistica, emozionale.

Capisce che le emozioni ci sono ma non sa come lavorare per conoscerle. In qualche modo con l’epigenetica ci stiamo avvicinando.

Anche la spiritualità ha bisogno di un arricchimento rispetto a qualche anno fa, in cui era interpretata solo come appartenenza a una religione o a un’altra”.

 

Possiamo quindi trasformarci ogni giorno?

“La rigenerazione cellulare stessa ci dice che non possiamo evitarlo!. Se ho male una spalla da tanti anni, sento dolore e non riesco a muoverla, dopo 10 anni non avrò più nessuna cellula di quella spalla.

 

Dobbiamo cambiare intenzione per rigenerarci diversamente.

L’epigenetica è entrata con una rivoluzione. Fino a qualche anno fa pensavamo di essere vittime del nostro spartito (il DNA). In realtà ogni giorno possiamo cambiare il nostro modo di leggere lo spartito a seconda di come lo interpretiamo anche con la mente, con gli stimoli dell’ambiente circostante.

Recentemente c’e’ stata poi un’altra importante rivoluzione nella biologia.

Con l’arrivo della fisica quantistica si considerano non piu’ soltanto per le nostre cellule i segnali misurabili (cibo, farmaci, elementi materiali) ma anche vibrazioni ed emozioni che sapevamo essere importanti ma non potevamo quantificare e misurare.

La ricezione dei messaggi dalla musica coinvolge anche questo aspetto vibrazionale.

Riceviamo la musica come un’onda su tutta la nostra pelle, sono informazioni sulla nostra acqua, come avviene con gli elementi biochimici che penetrano nel nostro organismo con l’alimentazione. Arriva lì anche se non si era mai potuto vedere e dimostrare.

Attiva processi di trasformazione profonda a livello fisico, spirituale, mentale, emozionale.

Ho suonato per donne che hanno avuto il cancro al seno e sono guarite fisicamente ma non ancora emozionalmente.

La musica si sta integrando con la medicina tradizionale.

 

Tu suoni con una intonazione a 432 hz, la stessa della natura e dei suoi abitanti. Anche questa è una rivoluzione…

La intonazione della musica è uno degli aspetti importanti se vogliamo lavorare sulla nostra salute. È importante parlare con lo stesso linguaggio della natura e dell’universo perché ci aiuta a entrare in risonanza. L’intonazione dello strumento quindi è il primo passo, anche se è faticoso suonare a 432 hz perché il resto del mondo, con una energia ancora molto maschile, suona una musica che porta fuori, che serve per arrivare primi in classifica, per emergere, farsi notare. Questa invece è una musica che riporta dentro, che ti mette in relazione con la parte più profonda di te stesso. L’intonazione è importante per entrare in risonanza con l’universo e con te stesso.

Ma ci sono altri tre aspetti che concorrono a creare una musica di benessere.

Innanzitutto, la struttura. Nel mio caso è del tutto intuitiva, non so bene nemmeno quale struttura abbia la mia musica, ma è efficace per tutto quello che dicevamo prima. Mozart invece, ad esempio, aveva una struttura perfetta.

L’altro aspetto, che è quello che inconsciamente curo di più, è l’intenzione.

L’intenzione che il musicista ci mette è importante. Si può avere una stessa struttura, uno stesso spartito, ma non la stessa intenzione e il risultato sarà molto diverso. Una volta il Maestro Beppe Vessicchio mi disse: la tua intenzione si vede tutta. E questo mi ha colpito.

Quando suono le persone sentono qualcosa di forte.

Il quarto aspetto è il supporto. Se la musica è ascoltata dal vivo, l’effetto è massimo. Quando la musica è su cd o su vinile l’effetto cambia. Anche se oggi i sistemi sono ad alta fedeltà e l’effetto è di gran lunga migliore rispetto a un MP3, che taglia e comprime molte frequenze

Ora ci ingozziamo di musica. Disponiamo di migliaia di brani che possiamo ascoltare in qualunque momento, in macchina, al bar, viviamo una abbuffata che crea una riduzione della consapevolezza nell’ascolto. Non c’è più la consapevolezza di scegliere un vinile, pulirlo, farlo girare nel nostro posto preferito. Prima c’era un rituale di ascolto ben preciso, di cui si aveva piena consapevolezza. Chi ascolta un vinile dedica attenzione al viaggio completo che il compositore propone ed è per questo che propongo il mio ultimo album, Love Seeds, anche su questo supporto.

 

 

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